I migliori sì, in ipocrisia

Non avevo dubbi che il “governo dell’assembramento” avrebbe fatto calare sull’Italia una coltre di conformismo fuori dal comune. Prendete il caso Durigon e la risposta che ieri il Premier Draghi ha dato in Parlamento. Durigon, potente sottosegretario leghista all’economia nonché uomo di fiducia di Salvini per le nomine, è stato pizzicato da Fanpage.it mentre sosteneva tesi a dir poco sovversive. «Quello che indaga della Guardia di finanza, il Generale…l’abbiamo messo noi».

Parole terrificanti, parole di Durigon. Il sottosegretario al ministero dell’economia, ministero dal quale dipende proprio la Guardia di finanza, sostiene che sia stato il suo partito a “piazzare” il Generale che sta indagando sui 49 milioni sottratti alla collettività dalla Lega. Draghi, l’apostolo, il santo, il messia, il migliore tra i migliori, l’autorevole, il salvatore, il divino, il redentore cosa ha detto al riguardo?

Questo: «i reparti della Guardia di finanza che hanno svolto le suddette attività investigative sono comandati da ufficiali con il grado di Colonnello, nessun ufficiale Generale ha svolto ruoli direttivi nelle investigazioni oggetto dell’interrogazione». Una sciocchezza degna di Berlusconi e Renzi uniti come Brundle e la mosca in The Fly di Cronenberg. Draghi sostanzialmente dice: “state tranquilli (o sereni), Durigon dice il falso. Non è vero che controllano il Generale che indaga perché ad indagare sono solo Colonnelli”. In pratica dà del “cazzaro” al proprio sottosegretario all’economia ma se lo tiene stretto. FanPage ha parlato di risposta goffa, lacunosa e omertosa da parte del Cristiano Ronaldo della politica.

A Draghi evidentemente non interessa che un suo sottosegretario millanti rapporti privilegiati con la GdF (che siano, per l’appunto millanterie aggrava la sua posizione, non lo giustifica). A Draghi non importa che un suo sottosegretario non intenda chiarire le sue relazioni con Simone Di Marcantonio (secondo la Direzione Distrettuale Antimafia sarebbe uno dei prestanome di Sergio Gangemi, già condannato a 9 anni in primo grado dalla procura di Velletri per estorsione con metodo mafioso).

A Draghi non interessa che un suo sottosegretario taccia sui suoi rapporti con Luciano Iannotta, arrestato nel settembre del 2020 e accusato di corruzione, estorsione e detenzione di armi. A Draghi, evidentemente, non interessa l’etica politica. Migliore sì, in ipocrisia. Il MoVimento 5 Stelle ha presentato una mozione di censura che, in caso di votazione favorevole, di fatto costringerebbe Durigon alle dimissioni. Le domande sono semplici. Si andrà fino in fondo? Si porterà la mozione in aula? In caso di voto contrario degli alleati di governo (Forza Italia, Lega, IV e forse parte del PD) cosa farà il Movimento?

L’etica politica ha un valore enorme se si vuole cambiare il nostro Paese sempre più bistrattato.

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