7 MILIARDI BUTTATI IN AFGHANISTAN… COMPLIMENTI AI “POLITICI ESPERTI”

L’altro ieri nella base militare italiana ad Herat, nell’Afghanistan occidentale, si è svolta la cerimonia dell’ammaina-bandiera. La guerra più lunga dalla II guerra mondiale ad oggi, una guerra persa, si avvia conclusione. Sì, una guerra persa. Combattuta per cacciare i talebani dal Paese si conclude con i talebani dall’altra parte del tavolo a firmare l’armistizio. Questo fallimento etico, sociale e militare è costato al contribuente italiano 7 miliardi di euro. 7 miliardi di euro sono, più o meno, la cifra che il governo italiano spende ogni anno per il funzionamento di tutte le università. Quelle università spesso fatiscenti, costose per i meno abbienti. Quelle università che non riescono a finanziare ricerche, che non assumono adeguatamente, che, in alcuni casi, sono piene d’amianto.

Per aumentare gli investimenti nelle università i soldi non si trovano mai, per la guerra in Afghanistan sì. Vogliamo parlare di asili nido? I comuni italiani spendono tra 1,3 e 1,5 miliardi di euro all’anno negli asili nido. E l’Italia è al di sotto della media europea in questo campo (sia per la spesa che per il numero di bambini che effettivamente vanno al nido). Non sarebbe stato meglio spenderli negli asili i 7 miliardi di euro buttati in Afghanistan? Perché insisto su questo tema? Perché sono stati i cosiddetti “esperti” a sperperare tale denaro pubblico.

Sono stati i “politici professionisti” ad insistere per anni sulla bontà della missione in Afghanistan. E sono stati i trombettieri del sistema a scrivere sulle colonne dei giornali dell’imminente sconfitta dei talebani. Chi ci ridarà quei denari (per non parlare dei soldati che hanno perso la vita e di tutti i civili afghani che non sono certo morti di meno dei nostri connazionali)?

Perché nessuno chiede conto di tale fallimento? Perché nessuno domanda ai ministri per quale motivo, un Paese teoricamente sovrano, ha dovuto aspettare il permesso di Washington per lasciare L’Afghanistan? Alcuni dei più accaniti difensori del disastro in Afghanistan sono tutt’ora al governo. E li chiamano migliori. E pontificano. E ci parlano di investimenti. Di lotta agli sprechi. E nelle prossime settimane esulteranno per il ritiro accompagnati da “valletti” che si sentono intellettuali e che glorificheranno l’uscita dal Vietnam mediorientale facendo finta di dimenticare che è stata la loro pavidità il principale sponsor del pantano afghano. Almeno voi non dimenticate!

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